
La gara al lago di Resia e la mini-vacanza di contorno erano programmate da tempo, ma le vicissitudini degli ultimi mesi mi hanno permesso solo un allenamento divertente e immerso nella natura. E’ una gara senz’altro da ripetere, sempre più partecipata (circa 3000 iscritti alla corsa o al giro di nordic walking, più almeno il doppio tra accompagnatori e famiglie).
Raggiunto il lago già nella serata di venerdì, una pizza e a nanna presto; sabato la giornata stupenda e l’organizzazione impeccabile ci hanno permesso di ritirare il pettorale in quattro e quattr’otto, utilizzando il resto della mattinata per visitare il lago e il borgo medioevale di Glorenza. Rientrati al lago a metà pomeriggio, con meno di un quarto d’ora di coda siamo riusciti a parcheggiare nei pressi del tendone e della zona partenza/arrivo.
Nessuna traccia del vento piuttosto freddo del mattino, e le operazioni per la partenza si sono svolte più che ordinatamente: una partenza “ufficiale” alle 17:00, riservata agli “under ora e 10″, una sette minuti più tardi per il blocco 1:10′-1:20′ e, dopo altri sette minuti, la mia griglia (visto lo stato di non-forma, ho scelto il gruppo 1:20′-1:30′), prima degli over 1:30′ e dell’ultima griglia riservata ai camminatori.
Dalla partenza, a poche centinaia di metri dal famoso campanile semi-sommerso di Curon, ci siamo diretti verso valle sulla ciclabile sterrata, per poi passare dall’altro lato della valle sul “lungo-diga” e iniziare la parte più divertente del percorso, con un susseguirsi di brevi salite e discese sulla ciclabile asfaltata in mezzo al bosco che ci hanno portati a vedere dall’alto lo spettacolo del lago. Un’ultima discesa, a tratti ripida, verso Resia e abbiamo chiuso il giro riportandoci nei pressi del campanile: 1:27’57″ il tempo ufficiale per me, con una media di 5’47″ al km “sporcata” dai brevi tratti al passo ai ristori e su due delle salite più lunghe.
Dopo l’arrivo e la serata passata alla festa sotto il tendone dell’organizzazione, la bella sorpresa di quattro chiacchiere coi blogger Frate Tack, Simone e lo “zio Rigo” (che ringrazio della birra!).
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