La notte passa molto tranquilla, mi alzo dopo la seconda delle tre sveglie e do un’ultima passata al contenuto della borsa… c’è tutto. La gentilissima sig.ra Rina mi chiama per la colazione che, con i “colleghi” bresciani, avevamo fissato per le 6.30: a colazione conosco un gruppo di milanesi ospiti dello stesso B&B che partiranno da Vidor. Torno in camera per recuperare la borsa, scendo e… il sig. Antonio è lì in auto che ci aspetta, dicendo che “sta uscendo, e se vogliamo ci accompagna volentieri”… non abbiamo parole, è gentilissimo! Approfittiamo del passaggio inatteso e raggiungiamo Prato Fiera, dove ci salutiamo e saliamo sui rispettivi pullman.

A Vittorio Veneto fa proprio freschino, il vento scende dalle montagne vicine e si fa sentire fin quasi all’ora della partenza. Incontro di nuovo Gino, Jenny e Alessandra: decido – come pensavo da qualche giorno – di seguire con Gino i pacer delle 3:45′ fino al km 36 (la distanza del lungo che avevo in programma), dopodichè dare tutto quello che mi resta.
La partenza della gara è preceduta dal passaggio di un biplano “d’epoca” che traccia un tricolore con i fumogeni. L’orario dello start è rispettato perfettamente, i palloncini rossi dei pacer delle 3:45′ sono lì davanti (sia Gino che io partivamo dal box delle “4 ore e oltre”) e il passo è regolarissimo, leggermente più veloce dei 5’20″ al km per recuperare il tempo perso in partenza e per accumulare quel leggero vantaggio che aiuta in caso di piccole crisi nel finale.
Poco prima del 10° km mi fermo per un pit-stop “tecnico”, passo al 10° km in 54’55″ (53’45″ il realtime, 5’22″ di media compreso il pit-stop) e nel giro di un paio di km riprendo Gino e faccio qualche altro km con lui. A Susegana un leggero falsopiano mi fa aumentare impercettibilmente l’andatura, lascio Gino e mi porto sui pacer, con i quali faccio qualche km. Passo alla mezza in 1:51’40″, gambe e fiato ci sono, mi sento benissimo ma non voglio approfittarne troppo presto.
Ci viene consegnato un cappellino (bianco, per chi partiva da Vittorio Veneto; rosso e verde, per chi partiva rispettivamente da Ponte di Piave e da Vidor) e il colpo d’occhio alla rotonda dove i tre percorsi si congiungono è fenomenale: un tricolore umano che attraversa il Piave, tra due ali di alpini con i tricolori, e sotto alcuni aerei storici, è davvero emozionante. Il tifo è indiavolato, anche per chi come noi non è nelle prime file, e senz’altro è d’aiuto per mitigare gli effetti del caldo che aumenta e delle crisi che iniziano a colpire i podisti…
Come sempre, non salto nemmeno un ristoro: prendo una bottiglietta d’acqua (al 20° km anche dei sali) “al volo” e ne bevo più di metà a piccoli sorsi, nel giro di un km circa. Al trentesimo km decido di fermarmi per qualche secondo, in modo da prendere, oltre all’acqua e ai sali, un paio di pezzi di banana. Riprendo a correre, ma improvvisamente mi prende un dolore intenso al collo del piede destro: di punto in bianco, ad ogni appoggio del piede a terra sento una fitta e non capisco se è il caso di fermarmi o di continuare, sperando che passi. Il tempo al 30° km è 2:40’21″, perfettamente in linea con il passo delle 3:45′. Penso rapidamente a cosa posso fare: provo a rallentare, ma continuo a sentire dolore; provo ad accelerare, sperando che una diversa “meccanica” di corsa possa far cambiare qualcosa, ma purtroppo la situazione non cambia. Provo a camminare per un centinaio di metri, il dolore sembra scomparso, ma riprendendo a correre lo sento di nuovo, ogni volta che appoggio il piede a terra sento una strana fitta. Cammino per un buon tratto, poi riprendo a correre molto cautamente, ma non riesco a fare più di 5-600 metri. Cammino di nuovo, poi riprovo a correre, ma il dolore è sempre lì, non aumenta ma non diminuisce, e l’unica andatura per non sentirlo è il passo svelto…
Ogni tanto accenno un tratto di corsa, ma non riesco mai a superare il km di corsa continua senza dovermi fermare per timore di farmi male sul serio. Addirittura al ristoro del 35° km resto fermo un minuto buono, guardando il pullman dei ritirati, ma decido di proseguire, cosa saranno mai sette km… infatti riesco addirittura a correre per una decina di minuti di seguito, entro a Treviso e mi dico che ormai è fatta, riesco a correre nei brevi tratti in salita, ma devo assolutamente camminare nei tratti in discesa, dove il dolore al piede (non riesco a pensare ad altro che a quello, al confronto sento le gambe poco meno che fresche…) si fa più intenso.
Riesco ad accennare un allungo nei 3-400 metri finali, e chiudo in 4:15’12″ (realtime 4:14’02″). Cominciano ad affiorare i doloretti vari (passando sotto le tribune dello stadio starnutisco e sento dei doloretti da sotto le ascelle alle caviglie…), ma fortunatamente quello al piede non è irrecuperabile: appena riesco a ritirare la borsa ci applico del ghiaccio e dopo una ventina di minuti sto molto meglio.
Mi riposo una mezz’oretta con Alessandra, Gino e Jenny – tutti arrivati prima di me – e raggiungo il B&B per una doccia calda senza fretta, prima di andare in stazione e prendere il treno per tornare a casa.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.