Prima che i dettagli del bel weekend fiorentino si perdano tra gli impegni quotidiani, provo a raccontare i due giorni intensi e più che soddisfacenti passati a Firenze.
Prima di tutto, i giorni sono stati due e non quattro come inizialmente pensavo: ho passato il giovedì e il venerdì in ospedale con Chiara (per alcuni esami e una piccola operazione), che nel weekend è rimasta a casa a riposare. Il weekend lungo nella città del giglio è solo rimandato: tra una decina di giorni, senza l’impegno di una maratona, ci godremo ancora meglio Firenze.
Sabato 29
Il viaggio in treno (Eurostar diretto Brescia-Firenze) è stato rilassante e, non avendo impegni particolari prima di pranzo, non ho dato peso alla mezz’ora di ritardo… L’autobus ha raggiunto in fretta la zona centrale di Firenze, ma dopo 10 minuti di coda in cui l’autobus ha percorso un centinaio di metri, ho raggiunto a piedi – senza difficoltà – l’albergo, ho lasciato il bagaglio e mi sono diretto in piazza della Signoria per l’appuntamento delle 12 “sotto il David” con Ezio, Simonetta, alcuni blogtrotters (Gian Carlo, Brant, Master Runners, Marcaurelio, Er Moro) e gli “orange” della Running Evolution, presidentissimo in testa, coi quali abbiamo raggiunto l’ottimo ristorante segnalatoci da Francarun.
Dopo il pranzo (ottimo davvero, ma non proprio frugale…) sono ripassato in albergo per una doccia e un po’ di relax, prima di raggiungere l’expo (sempre a piedi) dove ho passato un paio d’ore divertenti con i blogtrotters (aspetto una foto per pubblicarla!) e ho conosciuto Orlando Pizzolato e la moglie Ilaria, davvero simpaticissimi. Prima di lasciare l’expo sono anche riuscito a vedere Tarcisio, che (non ci volevo credere…) aveva più o meno il mio stesso obiettivo cronometrico e col quale mi sono accordato per trovarci l’indomani alle 8.30 al centro di piazzale Michelangelo.
Sono tornato in albergo in auto, grazie a Daniele e Monica, e ci siamo dati appuntamento per la cena in una trattoria in viale Michelangelo, che pensavo di raggiungere a piedi. Mentre aspettavo in camera, preparando tutte le possibili combinazioni di vestiario per l’indomani, Gianluca (Master) mi chiama e mi avvisa che sarebbe passato a prendermi in piazza Indipendenza, giusto a 200 metri dal mio albergo… ottimo! Mi reco all’appuntamento, ci trovo Daniele e Monica e vengo a sapere che la cena (regolarmente prenotata…) è stata annullata! Peccato per Master, che ha chiamato per disdire tutto, ma per me è stata una pacchia… cenare a pochi metri dall’albergo mi ha permesso di essere a nanna per le 11! Il ritrovo per l’indomani è per le otto precise “sotto il David”.
Domenica 30
La prima sveglia suona alle 6: mi rendo conto che mi devo alzare, ma so di poter contare sulla seconda, puntata alle 6:15 (e su una terza, di emergenza, alle 7) e dormo ancora un po’. Un’occhiata al cielo (coperto e con serie minacce di pioggia) e decido di mettere la maglia traforata sotto la magliettina e la canottiera col pettorale. Per ogni evenienza, ho dei manicotti da ciclista e i guanti…
Dopo la colazione alle 7 con un gruppetto di maratoneti, piuttosto preoccupati per il tempo, mi preparo e raggiungo “il David” alle otto precise. Non c’è ancora nessuno dei blogtrotters: dopo una decina di minuti sento Daniele, che mi dice che è in arrivo con Monica, e che si trovano a trecento metri dal David. Aspetto un’altra decina di minuti prima di risentire Daniele e di scoprire che “il David” a cui si riferiva è quello di piazzale Michelangelo, mentre io sono ancora in piazza della Signoria!
Cerco di non agitarmi inutilmente e mi reco al deposito borse: il tempo di togliere la tuta e inizia a piovere in maniera piuttosto intensa… andiamo bene! Approfitto del sacco impermeabile fornito dall’organizzazione, lascio la borsa e prendo una delle numerose navette. All’apertura delle porte in piazzale Michelangelo la pioggia è più che insistente, ma almeno sono arrivato senza dover correre prima del dovuto! Peccato per non aver potuto fare foto con i blogtrotters, e nemmeno con i ragazzi di runningforum, ma in mezzo a tanta gente (meglio, a tanti sacchi tutti uguali) è praticamente impossibile trovarsi.
Con un colpo di fortuna vedo Tarcisio prima di entrare nelle gabbie, e riusciamo a posizionarci abbastanza avanti rispetto all’ingresso della gabbia (comunque, per il passaggio sul tappeto della partenza ci vorranno quasi quattro minuti!). Il tempo prima della partenza sembra non passare mai, e la pioggia è sempre più forte: decido che, se non avrò impicci, correrò con il sacco impermeabile finchè la pioggia non diminuirà.
La partenza è come sempre lenta, mi sforzo di non effettuare sorpassi azzardati e di tenere il più possibile un ritmo uniforme.
Purtroppo devo salutare Tarcisio: l’attesa sotto l’acqua e al freddo mi costringono ad un pit-stop “tecnico” dietro un cespuglio e continuo a non avere intenzione di rischiare una caviglia. Non ho intenzione di farmi assillare dal ritmo che sto tenendo: punto alle 3:50′, ma non voglio strafare e vorrei passare alla mezza intorno all’ora e 55. Il ritmo da tenere sarebbe quindi 5’27″: mi impongo comunque di tenere un’andatura comoda e di guardare il cronometro solo ai passaggi sui tappeti, ogni 5 km.
Fortunatamente, già nel terzo km la pioggia scende decisamente più leggera. Lascio la zavorra del sacco impermeabile poco prima di terminare la discesa da piazzale Michelangelo e durante il quarto km la pioggia smette del tutto, per poi riprende leggera e smettere definitivamente prima del ristoro del 5° km, che salto sorpassando un bel gruppo di maratoneti. Il passaggio al 5° km dice 27’51″ di realtime, ampiamente in linea con le previsioni (considerando il “traffico” dei primi km e il pit-stop).
In lontananza vedo dei palloncini: che siano quelli delle 3:45′? Rilasso ancora un po’ l’andatura, già prudente, ma i palloncini si avvicinano “inesorabilmente” e, per fortuna, mi rendo conto che sono quelli delle quattro ore. Li sorpasso, non senza un minimo di difficoltà visto il numero di podisti accodati ai pacer, poco prima del ristoro del 10° km, dove prendo un bicchiere d’acqua e proseguo. Il parziale è di 26’57″, leggermente più veloce del previsto, ma le sensazioni sono ottime e proseguo cauto.
Al ristoro del km 15 scelgo un bicchiere di sali, rallentando giusto per riuscire a bere e ripartendo sempre tranquillo. Il parziale al km 15 è di 27’42″, mi sento proprio bene e, nonostante il ritmo regolare, continuo a sorpassare gente. In zona stadio riconosco il punto esatto in cui l’anno scorso, all’esordio in maratona, mi sono fermato a camminare per la prima volta, pagando la partenza davvero troppo allegra e il “macigno” psicologico dei tanti, tantissimi km ancora da percorrere. Adesso invece mi sento come se potessi continuare a correre per tutta la giornata, ai ristori cammino qualche decina di metri giusto per bere senza pressioni e riparto con un ritmo regolare. Passo alla mezza in 1:55’04″ (neanche fossi Gian Carlo!) e rientriamo verso il centro città, prima della puntata al famigerato parco delle Cascine.
Ogni tanto do un’occhiata al cronometro, guardando solo il ritmo medio totale (che oscilla tra i 5’23″ e i 5’24″, ma il Garmin accumula regolarmente qualche decina di metri in più del percorso “ufficiale”). Di Tarcisio neppure l’ombra, ma visto il divario sulle distanze più corte, penso che abbia preso un ritmo sensibilmente più veloce del mio e spero di ritrovarlo al traguardo. Dopo il passaggio ai 25 km (in 2:16’55″) comincio a sentire la fatica, ma procedo cercando di stare il più rilassato possibile. Non voglio fermarmi se non al prossimo ristoro, e anche se la tentazione di inserire una pausa al passo anche allo spugnaggio del km 27,5 è forte, proseguo. Com’è arrivata, questa piccola crisi passa e (me ne sono reso conto solo guardando i parziali) infilo il parziale più veloce proprio qui: 26’45″ dal km 25 al 30.
Il parco delle Cascine è psicologicamente devastante, esattamente come me lo ricordavo l’anno scorso, però stavolta sono “nell’altro gruppo”: nonostante il ritmo un pochino più lento (28’53″ il parziale al km 35, compresa la pausa al passo che mi sono concesso al ristoro), sorpasso sempre più gente. Vedo comunque che riesco a tenere un ritmo regolare, e comincio a fare i primi conti: sono praticamente sicuro di riuscire ad abbattere il famigerato muro delle 4 ore, sono in largo anticipo e – almeno come real-time – sono più vicino alle 3:50′ che alle 4:00′. Anche questo pensiero contribuisce a farmi mantenere un’andatura abbastanza sciolta, anche se devo rallentare leggermente: ogni tentativo di aumentare la velocità si trasforma in un principio di crampi.
Cammino per una cinquantina di metri anche allo spugnaggio del km 37,5, e passo al km 40 in 3:41’47″. Il parziale (29’14″) è il peggiore, ma ormai è fatta e provo a correre alla massima velocità che mi permetta di non soffrire di crampi: riconosco Andrea, col quale corro qualche centinaio di metri prima di percorrere l’ultimo lungarno e rientrare verso piazza Santa Croce.
Chiudo la maratona in 3:57’27″ (real-time 3:53’49″), in condizioni fisiche accettabili e contentissimo di aver abbattuto il muro delle 4 ore proprio a Firenze, dopo un anno (e cinque maratone) dopo l’esordio sulla distanza.
Aspetto Andrea, che arriva poco dopo, e mi incammino verso il deposito borse. La “passeggiata” è interminabile, ma vedo parecchi amici (Ivana, Massimiliano, Fabio, Gian Carlo, Master Runners, Brant) e raggiungo il camion quando già sento parecchio freddo… però con dei vestiti asciutti va tutto molto meglio e, visto l’orario, riparto subito per l’albergo, dove riesco a fare una doccia prima di partire per la stazione.
Chiudo qui il racconto della domenica, il viaggio di ritorno è stato una mezza odissea (ritardi su ritardi, cambi di treno…) ma sono comunque arrivato sano e salvo a casa, felice di aver raccolto i frutti degli allenamenti iniziati a ferragosto e che, nonostante i pochissimi lunghi, mi hanno permesso di ottenere di nuovo un personale in maratona. Tra l’altro, abbassare il tempo ufficiale dell’anno scorso (4:02’30″) mi permetterà di iscrivermi gratuitamente alla maratona del 2009.
Concludo ringraziando tutti i blogtrotters, dal primo all’ultimo, chi ha corso – anche in bici, come Orlando – e chi no, chi c’era – anche solo all’expo, come Francarun – e chi no. Ringrazio e saluto anche Giampiero, che ci ha seguiti da casa e che presto sarà di nuovo con i “suoi” blogtrotters.
Appuntamento per tutti alla prossima foto dietro lo striscione dei blogtrotters: adesso ne ho uno anche per noi che corriamo spesso al nord, spero di “inaugurarlo” presto!



